Usura sopravvenuta: facciamo chiarezza



Mutuo, finanziamento, cessioni del quinto: quando il tasso usura diventa illegittimo

Quando il contratto diventa usurario?

Sia dottrina che giurisprudenza si stanno confrontando su un tema molto caldo in materia bancaria.

La legge 7 luglio 1996, n. 108, infatti, non indica espressamente il momento in cui bisogna verificare il superamento del tasso soglia usura. Questo chiaramente, ha comportato un bel problema interpretativo.

Le due posizione in materia di usura sopravvenuta

La prima tesi ritiene che l’usurarietà degli interessi debba riferirsi alla situazione esistente al momento della conclusione del negozio. Pertanto se successivamente alla sottoscrizione del contratto ci fosse il superamento, tale situazione sarebbe irrilevante.

La seconda tesi propende per un continuo raffronto ed adeguamento dei tassi degli interessi di volta in volta maturati in relazione alle singole operazioni creditizie con i tassi soglia usura del momento storico.

Peraltro il problema sarebbe da scomporsi in due “ipotesi” distinte: la prima quella in cui l’usura sopravviene a causa del mutamento del tasso nel tempo; la seconda è quella connessa all’introduzione della fattispecie, ossia in relazione ai contratti che risultavano in corso al momento della entrata in vigore della l. 108/96, ma che erano sorti in un periodo antecedente alla citata legge.

La tesi favorevole all’usura sopravvenuta

E’ l’ipotesi in cui si pattuisce un interesse al di sotto del tasso soglia ovvero in assenza di tasso soglia, ma successivamente (nel corso del rapporto) il tasso applicato risulta essere superiore al tasso soglia rilevato al momento della corresponsione delle somme da parte del debitore.

Ossia in questo caso il momento di riferimento è il pagamento degli interessi (e non la conclusione del contratto).

A favore di tale ricostruzione depone la stessa fattispecie penale in materia di usura: la rilevanza penale della percezione di interessi superiori al tasso soglia è da collegarsi al momento del pagamento.

Ancora, il termine di prescrizione del reato di usura, ai sensi dell’art. 644 ter c.p., decorre con l’ultima dazione o pagamento di interessi.

Riferendoci al codice civile, il riferimento sarebbe nello stesso art. 1815 c.c. e, di conseguenza, il tasso dovrebbe essere ridotto al limite del tasso soglia rilevato di tempo in tempo, in virtù del meccanismo di integrazione legale del contratto previsto dall’art. 1339 c.c.

Inoltre, secondo alcuni non sarebbe meritevole di tutela ex art. 1322 c.c.: ossia l’autonomia contrattuale delle parti trova il limite nel porre in essere solo contratti che realizzino interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Altro impostazione evidenzia la mancanza della buona fede contrattuale. In una decisione dell’Arbitro Bancario e Finanziario, Collegio di Roma, si legge “il superamento del tasso soglia sopravvenuto all’entrata in vigore della legge n.108 del 1996 non determina la configurazione del reato di usura, né comporta la nullità della relativa clausola contrattuale ai sensi dell’art. 1815, comma 2 c.c.. Tuttavia, il Collegio ritiene che l’applicazione dei tassi superiori alla soglia di usura, benché non sanzionabile, sia tuttavia in contrasto con l’art. 2 della citata legge n. 108/1996, norma imperativa sopravvenuta ispirata ad un generale principio di non abuso del diritto, che impone l’adeguamento degli interessi a suo tempo stipulati in modo che non risultino in contrasto con la norma stessa (cfr. in tal senso Trib. Milano 15.10.2010). L’applicazione di interessi superiori alla soglia di usura, dopo l’entrata in vigore della legge n. 108/1996, evidenzia altresì un comportamento contrario a buona fede, sicché anche sotto questo profilo si impone una rideterminazione degli stessi entro i limiti della soglia di usura”.

L’usura sopravvenuta non esiste: tesi contraria

In questo caso, il momento rilevante per la verifica dell’usurarietà delle condizioni contrattuali rispetto al tasso soglia è da individuarsi solo in quello della conclusione del contratto.

Autorevole dottrina penalistica ha rilevato che “il fuoco della norma penale è ancora oggi il momento della pattuizione” e, precisamente, della determinazione convenzionale del corrispettivo usurario.

In realtà, il vero cavallo di battaglia è l’art. 1 della legge 28 febbraio 2001, n. 24, concernente interpretazione autentica della legge 7 marzo 1996, n. 108 che, al dichiarato fine di comporre l’acceso dibatto in materia di usura, ha espressamente indicato quale momento determinante ai fini della valutazione di usurarietà il “momento in cui (gli interessi) sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”.

Tale impostazione risulta anche dalla Relazione governativa di accompagnamento al decreto legge 29 dicembre 2000, n. 394, successivamente convertito, con modifiche, nella legge 24/2001.

Per precisione, si evidenzia che l’intervento legislativo si poneva in riferimento soprattutto ai contratti in corso al momento dell’entrata in vigore della l. 108/96 ma sorti in un periodo antecedente, per i quali si cercava di trovare una “soluzione” onde evitare il possibile contenzioso.

Ancora,  sempre a sostegno della tesi dell’irrilevanza dell’usura sopravvenuta, inoltre, si evidenzia che l’art. 1815, comma 2, c.c. riferisce la nullità della pattuizione al momento in cui sono “convenuti interessi usurari”.

Seguono nello stesso senso due importanti considerazioni di natura strutturale.

La prima è che se la banca dovesse “preoccuparsi” anche di un successivo superamento del tasso usura, la stessa sarebbe, in sostanza, esposta oltre al rischio insito ai contratti a prestazione corrispettiva di durata, anche all’alea collegata al modificarsi al ribasso del tasso soglia (alea che pertanto dovrebbe essere ulteriormente remunerata).

La seconda considerazione è che, con particolare riferimento ai contratti di mutuo,  ove si sposi la tesi (peraltro non pacifica) che l’obbligazione di pagamento del mutuatario non sorge di volta in volta alla scadenza delle singole rate, bensì istantaneamente ed unitariamente al momento della consegna della somma mutuata dalla banca al cliente (sebbene poi il pagamento sia diluito nel tempo), risulterebbe evidente che il momento di verifica dovrebbe necessariamente considerarsi il momento della conclusione del contratto

Infine e non meno importante: il tasso soglia si basa su una rilevazione del TEGM effettuato dalla Banca d’Italia. Orbene, le istruzioni della Banca d’Italia per la suddetta rilevazione prevedono che “sono assoggetti alla rilevazione (…) esclusivamente i nuovi rapporti di finanziamento accessi nel periodo di riferimento”.

Quale è la tesi dominante? Sicuramente la recente sentenza della Cassazione 11 gennaio 2013, n. 892, ha aperto una nuova strada per l’usura sopravvenuta.

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