Come si calcola l’usura

Conteggio usura che … mal di pancia

La giurisprudenza si è negli anni dibattuta più volte per verificare quali siano esattamente gli elementi di cui tenere conto e i calcoli che debbono essere effettuati per stabilire il raggiungimento del tasso-soglia usura.

Uno dei temi dibattuti era (ed è) se la commissione di massimo scoperto debba ricomprendersi o meno. La Cassazione con sentenza del 19 febbraio 2010, n. 12028, affermava che il conteggio doveva ricomprendere anche la c.m.s.

Tale condizione ha di fatto destabilizzato non poco la finanza e comunque non ha trovato una giurisprudenza del tutto unanime. La questione è di particolare importanza, in quanto spesso i tassi d’interesse applicati dalle banche sono appena al di sotto del tasso-soglia per l’usura.

Il conteggio delle commissioni, comporta appunto l’effetto di oltrepassare il tasso-soglia.

La nullità degli interessi usurari

Quando si parla di usura si deve partire dalla Legge n. 108/1996.

Tramite questa legge sono stati modificati una serie di articoli: in particolare la modifica dell’art. 644 c.p. sul reato di usura; e la modifica dell’art. 1815 c.c. sugli interessi usurari nel contesto del contratto di mutuo.

Se focalizziamo la nostra attenzione sul contratto di mutuo.

In tale contratto abbiamo l’obbligazione principale che consiste nella restituzione del capitale (art. 1813 c.c.). Connessa a tale obbligazione principale si aggiunge quella di corrispondere gli interessi al mutuante (art. 1815, comma 1, c.c.).

Orbene all’interno di tale schema, l’art. 1815, comma 2, c.c. prevede tuttavia che se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

Ora, questo è previsto per i mutui … ma per gli altri contratti?

Molto diffuso nelle prassi bancarie è ad esempio il “contratto di apertura di credito”, ossia il fido sul tuo conto corrente.

Il correntista ha la possibilità di prelevare e usare una certa somma di danaro, all’interno della soglia del fido, tutte le volte che ne ha bisogno.

Orbene, la dottrina e la giurisprudenza sono “quasi” d’accordo nel ritenere che anche se l’art. 1815, comma 2, c.c. è dettato nell’ambito del contratto di mutuo, tale disposizione dovrebbe trovare la sua applicazione a tutti i contratti con cui viene concesso un finanziamento (quindi non solo il mutuo).

Gli effetti dell’art. 1815 c.c.

Ai sensi dell’art. 1815, comma 2, c.c., in presenza d’interessi usurari si verifica la nullità della clausola che prevede gli interessi. La clausola è nulla e pertanto “nessun interesse”.

Nessun interesse? Quindi la banca mi deve restituire i soldi.

Chiaramente, non si tratta di nullità integrale del contratto, ma solo della nullità parziale (ossia limitata alla clausola ed alla corresponsione degli interessi).

Peraltro, tale circostanza è sicuramente a favore del mutuatario. Difatti, il mutuatario ha l’obbligo di restituire il solo capitale; al contrario, il mutuante avrà prestato il capitale a titolo gratuito.

La disposizione di legge (108/1996)

Abbiamo capito cosa succede se l’interesse è usurario… ma quando si può parlare di tasso usura?

Semplice il legislatore tramite la L. 108/1996 fissa dei criteri e modalità tramite il quale si possa fissare il tasso-soglia usura. Oltre tale tasso abbiamo l’usura.

A ben vedere, la L. 108/96 introduce solo una riserva di legge, senza entrare in ulteriore dettaglio nella quantificazione del tasso rilevante ai fini dell’usura.

L’art. 1 legge cit., modificando l’art. 644, comma 5, c.p., prevede che per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.

Perché?… Semplice, il legislatore vuole evitare che la banca cerchi di eludere il limite dell’usura, abbassando solo formalmente gli oneri per il mutuatario.

Gli interessi rimangono entro il tasso soglia; ma l’istituto di credito aggiunge delle voci di costo aggiuntive, spostando il “peso” del finanziamento dalla voce ‘‘interessi’’ ad altre voci.

Uno dei punti nevralgici è la commissione di massimo scoperto (in quanto particolarmente rilevante). D’altra parte, secondo quano riportato dalla norma “tutte” le commissione deve conteggiarsi.

Ad esempio, il Tribunale di Alba afferma che al fine di valutarne l’usurarietà debbono essere conteggiati tutti gli oneri che l’utente sopporta in connessione con l’uso del credito, quindi anche quelli derivanti dalla polizza a garanzia del rischio di morte stipulata dal destinatario del finanziamento a fronte della cessione del quinto della pensione, in quanto costo indiscutibilmente collegato all’erogazione del credito e condizione essenziale per la sua concessione.

Secondo l’art. 2 L. 108/1996, il Ministro del tesoro, sentita la Banca d’Italia, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e di spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura. I valori medi derivanti da tale rilevazione sono pubblicati senza ritardo nella Gazzetta Ufficiale (art. 2, comma 1, l. n. 108/1996).

Detto ciò, il limite previsto dall’art. 644, comma 3, c.p., oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà (art. 2, comma 4, l. n. 108/1996).

Ecco perché si parla di “norma parzialmente in bianco”: per determinare il contenuto concreto del precetto penale è necessario fare riferimento ai risultati di una complessa procedura amministrativa.

Profili di incostituzionalità

Seguendo il ragionamento predetto: cosa succede se la procedura amministrativa non viene eseguita?

Mancherebbe la rilevazione dei tassi globali medi. Non ci sarebbe più il parametro per rilevare l’usura. Il reato non sarebbe punibile per la mancanza di un elemento essenziale.

Per tale motivo, alcuni, hanno dedotto dei dubbi di costituzionalità della norma.

In merito, la Corte di cassazione ha affermato che è manifestamente infondata l’eccezione d’incostituzionalità degli artt. 644, comma 3, c.p. e 2 l. n. 108/1996 per contrasto con l’art. 25 Cost., sotto il profilo che le predette norme, nel rimettere la determinazione del tasso-soglia usura ad organi amministrativi, determinerebbe una violazione del principio della riserva di legge in materia penale.

Secondo la Cassazione, il principio della riserva di legge è comunque rispettato in quanto la suddetta legge indica analiticamente il procedimento per la determinazione dei tassi-soglia, affidando al Ministro solo il limitato ruolo effettuare i calcoli secondo i criteri tecnici specificati.

Sarà… ma in effetti i criteri non sono così specifici, ma anzi è proprio la Banca d’Italia che tramite le proprie linee-guida ha segnalato se inserire o meno la commissione di massimo scoperto

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