Carte revolving e usura

L’usura si applica alle carta di credito a rimborso rateale?

Nell’aprile del 2013, l’ABF esamina un caso di usura collegata ad una carta revolving.

In particolare, l’istante lamentava l’applicazione di un tasso d’interesse usurari, nonché, l’illegittima applicazione dell’anatocismo sul calcolo degli interessi moratori.

Illegittimità dell’anatocismo

Il Primo punto affrontato è quello dell’anatocismo.

La nota deliberazione del C.I.C.R. del 9 febbraio 2000 (attuativa dell’art. 120, co. 2, del tub) ha autorizzato la capitalizzazione esclusivamente nel caso di conti correnti bancari (sempre nel presupposto che sia assicurata la medesima periodicità nel conteggio degli interessi attivi e passivi).

In tal senso, come da interpretazione dominate, essendo il finanziamento in esame estraneo al detto ambito applicativo, deve ritenersi applicabile la prescrizione operata dall’art. 1283 del codice civile, con conseguente impossibilità di riportare a capitale la quota di remunerazione già maturata finché non sopravvenga domanda giudiziale o convenzione tra le parti posteriore alla scadenza.

Quindi l’anatocismo è sicuramente illegittimo.

La natura della carta revolving

Quanto sopra deriva anche da una valutazione sulla struttura della carta revolving, la quale è molto simile a quella apertura di credito bancario (art. 1842 segg. cod. civ.).

Difatti, il cliente nel momento in cui effettua i versamenti, non fa altro che porre in essere degli atti ripristinatori della disponibilitĂ  originariamente garantita.

Conseguentemente, gli importi versati andrebbero per intero imputati a capitale e la remunerazione del finanziamento conteggiata separatamente.

Superamento del tasso usura

Le istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione del TEG (tasso effettivo globale medio) escludono dal relativo calcolo gli interessi di mora e gli oneri assimilabili contrattualmente in caso di inadempimento di un obbligo.

Nel caso di specie, sui documenti contabili veniva indicata la voce di costo “addebito per ritardato pagamento” (assimilabile a tali oneri) e la “commissione per il superamento della linea di credito” (assimilabile a una commissione di massimo scoperto).

Orbene, seguendo l’interpretazione dominante, le suddette voci devono ricomprendersi nel calcolo.

Il conteggio riformulato, nel caso di specie, evidenzia il superamento in alcuni trimestri del c.d. “tasso soglia”, e pertanto conseguentemente si dovrà provvedere alla sostituzione automatica del tasso soglia ai tassi divenuti usurari.

L’usura sopravvenuta

Il Giudicante dichiara la rilevanza giuridica della c.d. usura sopravvenuta.

Tale concetto non è pacifico in giurisprudenza. In effetti, taluni affermano che la verifica dell’usura deve effettuarsi solo al momento della stipula. Superata tale prima verifica il contratto conquisterebbero una sorta di “patente d’immunità”.

Il Giudicante, sposando l’interpretazione di segno opposto, ritiene scorretto circoscrivere la rilevanza del fenomeno al solo momento genetico del rapporto. Tale disparità di “trattamento” non troverebbe alcuna logica nel combattere il fenomeno dell’usura.

A rinforzare tale interpretazione è la stessa dichiarazione della Banca d’Italia la quale, con la Comunicazione del 20 aprile 2010 , afferma che gli intermediari devono assicurare “tramite le competenti funzioni aziendali, che le procedure operative e i sistemi di controllo garantiscano il pieno rispetto della normativa civilistica e di quella in materia di usura”.

Se ne deduce che, non essendoci specificazioni in ordine al momento del superamento del tasso soglia, appare logico ritenere l’ultrattività di tali prescrizioni anche oltre la fase di costituzione del rapporto (sottoscrizione).

In termini più generali, tale fonte secondaria appare idonea a supportare il convincimento che le ricadute della norma d’interpretazione autentica portata dalla l. 28 febbraio 2001, n. 24 (nella parte in cui qualifica come usurari “gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti”) rilevino, ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 cod. civ., nel senso della preclusione dell’usura sopravvenuta ai fini della declaratoria di nullità della clausola ex co. 2 di tale disposizione e non invece in quello di garantire l’efficacia nel corso del rapporto degli interessi divenuti nel tempo usurari.

A ben vedere, in tal senso si è mossa anche la recente giurisprudenza di legittimità con la decisione n. 603 dell’11 gennaio 2013.

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