Calcolo dell’usura per la nuova giurisprudenza

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Mutuo e finanziamenti usurari

La Suprema Corte con le recenti sentenza n. 350/13 e 602/13, introduce un principio molto importante: il tasso di mora deve computarsi ai fini del calcolo del tasso effettivo globale medio annuo (TAEG).

Il principio trova la sua ratio affermando che il “comportamento usurario” è strettamente connesso al “momento del bisogno” del cliente e pertanto l’interesse di mora, il quale viene applicato proprio in tale momento, deve calcolarsi ai fini dell’applicazione della legge sull’usura.

Prima delle succitate pronunce l’interpretazione della giurisprudenza era ben diversa: si affermava che il tasso di mora, le CMS, ecc., non dovessero rientrare nel calcolo del tasso usurario.

In tal senso, si considerava il tasso di mora come un interesse “punitivo”: connesso all’inadempimento del contratto e pertanto disgiunto dal calcolo dell’ interesse “normale”.

Le sentenze della Cassazione n. 350 e 602 del 2013, confermano il tenore letterale della norma dell’art. 644, comma 4, c.p., deducendo un interpretazione che ricomprende, come già detto, nel tasso gli interessi tutti le tipologie di interessi: corrispettivi, compensativi ed anche risarcitori.

I precedenti sul tasso usura nei mutui

A ben vedere su tale impostazione si erano orientate anche altre pronunce precedenti: Cassazione n°5286/00 e Corte Cost. n° 29/2002, laddove si affermava che il tasso soglia comprende anche gli interessi moratori.

Diverse le considerazioni a favore:

  • La lettera della Legge 108/96, ai sensi del l’art. 644 c.p. fissa il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari;
  • Lo stesso art. 644 c.p., ai sensi del quale la determinazione del tasso in concreto applicato tiene conto di commissioni, spese e remunerazione a qualunque titolo escluse imposte e tasse;
  • L’art. 1 del D.L.394/00 “interpretazione autentica della L.108/96 contenente disposizioni in materia di usura” convertito in L. 24/2001 che riconduce alla nozione di interessi usurari quelli convenuti “a qualsiasi titolo”. Se ne deduce che devono ricomprendersi anche degli interessi moratori;
  • Quanto sopra viene specificato anche dalla relazione governativa che accompagna il decreto citato, laddove si fa esplicito riferimento a ogni tipologia di interesse: corrispettivo, compensativo o moratorio.

Nella sentenza n. 350/2013, i Giudici affermano che in relazione alla usurarietà dei tassi il calcolo deve basarsi sul raffronto con il tasso soglia tenendo conto della maggiorazione percentuale a titolo di mora.

In tal senso, le fonti secondarie non possono prevalere sull’interpretazione letterale della norma della legge (art. 644 c.p. e altre sopra citate).

Le circolari o direttive, laddove illegittime e in violazione di legge, non possono avere efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia, neppure quale mezzo di interpretazione.

Inoltre si precisa che, essendo l’usura un reato istantaneo, il momento della consumazione si realizza al momento della sottoscrizione del contratto di mutuo. Ne consegue che proprio in riferimento a questo momento storico, dovrà valutarsi se il tasso corrispettivo o quello di mora sia superiore o meno al tasso di soglia.