Risarcimento per illegittima segnalazione in CRIF

Gli effetti della segnalazione illegittima

Evidente che l’iscrizione del proprio nominativo all’interno della banca dati dei “cattivi pagatori” comporta notevoli problematiche e sopratutto l’accentuata difficoltĂ  di accedere al credito.

In taluni casi, un iscrizione errata può ripercuotersi profondamente sull’attivitĂ  aziendale creando notevoli ripercussioni anche sugli affidamenti giĂ  concessi e condizioni applicate dal proprio istituto di credito.

Spesso assistiamo a situazioni in cui i nostri clienti dopo aver intrattenuto per anni continui rapporti con la propria banca di fiducia, si vedono negate anche le condizioni minime per portare avanti l’attivitĂ .

La prova dei risarcimento dei danni

L’analisi delle singole posizioni è molto variegata.

In alcuni casi, la mera iscrizione in banca dati non ha effetti rilevanti e non comporta particolari danni all’attivitĂ  lavorativa.

Tante altre posizioni, al contrario, subiscono ingiustificatamente gli effetti di tale illegittima segnalazione vedendovi chiudere con effetto domino le reali possibilità di mantenersi operativi sul mercato.

La suddetta premessa è obbligatoria, in quanto utile a far comprendere la necessità di dover corroborare il danno subito principalmente tramite la prova documentale.

In mancanza della prova del danno NON sarĂ  possibile neppure procedere alla liquidazione del danno in via equitativa (ossia tramite una valutazione discrezionale e motivata del giudice, basandosi sulle regole della comune esperienza).

Difatti, la Cassazione con sentenza n. 10607/2010 ha stabilito che “L’esercizio del potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa, conferito al giudice dagli artt. 1226 e 2056 cod. civ. […] presuppone che sia provata l’esistenza di danni risarcibili e che risulti obiettivamente impossibile o particolarmente difficile, per la parte interessata, provare il danno nel suo preciso ammontare; non è possibile, invece, in tal modo surrogare il mancato accertamento della prova della responsabilitĂ  del debitore o la mancata individuazione della prova del danno nella sua esistenza“.

SarĂ  pertanto nostro compito raccogliere tutta la documentazione necessario per provare: 1) l’esistenza del danno; 2) la quantificazione del danno.

Solo laddove il danno subito sia certo e non se ne possa determinare l’ammontare (in quanto impossibile o troppo difficile) il Giudicante potrĂ  procedere tramite valutazione equitativa.

Danno sulla reputazione e di immagine

Fermo restando che il danno patrimoniale necessitĂ  della prova del nesso di causalitĂ  e quantificazione dello stesso, nella specifica materia di segnalazione illegittima ci soccorre la normativa disposta dal Codice della Privacy.

L’art. 15 del suddetto Codice stabilisce che ciascun cittadino potrĂ  ottenere il risarcimento e la liquidazione in via equitativa del danno non patrimoniale, ritenendolo sussistente in re ipsa (ossia il danno è “in se stesso”. E’ la stessa esistenza del fatto che comprova il danno).

In tal senso, si può leggere la decisione del 19.09.2014, ove l’Arbitro Bancario procedente, in materia di danni non patrimoniali, facendo uso del proprio potere di “valutazione equitativa” riconosce alla figura professionale del commercialista illegittimamente segnalato un danno alla propria reputazione pari a € 3.000 oltre interessi sino al saldo.

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