Lesione al decoro ed all’onore in caso di segnalazione in Centrale rischi

Tribunale Bari sez. IV del 27 giugno 2011 n. 2189

La giurisprudenza comprende le difficoltà oggettive ed i danni reali che un soggetto può subire da un’errata segnalazione.

Nel caso di specie, la Banca nel segnalare alla CRIF un mancato pagamento, in realtà inesistente, compie un fatto illecito ascrivibile alla colpa dei funzionari.

Tale comportamento, è pertanto suscettibile di integrare un fatto illecito produttivo di danno, sotto il profilo del diritto all’immagine ed alla onorabilità, anche sul piano commerciale, risultando fondato su un’interesse di rilievo costituzionale ex art. 2 e 3 cost., la cui lesione comporta il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, ai sensi dell’art. 2059 c.c..

Sentenza integrale

REPUBBLICA ITALIANA

In Nome Del Popolo Italiano

IL TRIBUNALE DI BARI

Sezione IV Civile

in composizione monocratica nella persona del Giudice Unico dott.

Valentino Lenoci, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 3390/2003 R.G., vertente tra:

P. L.

T. C. A.

– attori –

e

BANCA INTESA S.P.A.,

– convenuta –

Conclusioni rassegnate all’udienza del 25 gennaio 2011 come segue:

– per gli attori P. L. e T. A. C.: “…precisa le proprie

conclusioni riportandosi integralmente a quanto già cristallizzato

in atti e ai verbali di udienza, nonché ai documenti depositati”.

Il G.U. ha trattenuto la causa in decisione, assegnando il termine

di giorni 60 per il deposito di comparse conclusionali, e

l’ulteriore termine di giorni 20 per il deposito di memorie di

replica.

I suddetti termini sono scaduti il 15 aprile 2011.

FATTO E DIRITTO

Con atto di citazione notificato il 25 marzo 2003 i coniugi avv. L. P. e T. C. hanno convenuto in giudizio dinanzi a questo Tribunale la Banca Intesa s.p.a., chiedendo che, accertata e dichiarata la responsabilità della Banca Intesa per avere attuato erronee segnalazioni alla CRIF s.p.a. nei confronti di essi attori, la predetta banca fosse condannata al risarcimento dei danni contrattuali ed extracontrattuali per fatto illecito, quantificati in euro 100.000,00 o in quell’altra somma inferiore da determinarsi in via equitativa, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, e con condanna della convenuta alla rifusione delle spese e competenze di causa.

Instaurato il contraddittorio, si è costituita in giudizio la Banca Intesa s.p.a., la quale, nel contestare la domanda proposta dagli attori, ha concluso chiedendone il rigetto, con vittoria di spese e competenze di lite.

Rigettate da parte del G.I. le richieste istruttorie, operata la ricostruzione del fascicolo d’ufficio e dei fascicoli di parte, andati smarriti, all’udienza del 25 gennaio 2011 il procuratore degli attori ha precisato le proprie conclusioni, come riportate in epigrafe.

Il G.I. ha trattenuto la causa in decisione, assegnando il termine di giorni 60 per il deposito di comparse conclusionali, e l’ulteriore termine di giorni 20 per il deposito di memorie di replica.

I suddetti termini sono scaduti il 15 aprile 2011.

Ritiene il giudicante che la domanda proposta dagli attori sia meritevole di accoglimento, per quanto di seguito si dirà.

Ed invero, è innanzitutto pacifico ed incontestato che gli attori nel 1994 richiesero ed ottennero dalla Banca Commerciale s.p.a. – poi divenuta Banca Intesa s.p.a. – un mutuo di complessivi C 51.645,00, da restituire in 20 rate semestrali (v. atto per Notar Camata del 30 dicembre 1994, n. 12745 rep.)

Non risultano ritardi nel pagamento delle rate. La rata in scadenza il 31 dicembre 2001, pagabile entro cinque giorni dalla scadenza senza aggravio alcuno (e quindi entro il 5 gennaio 2002), era, infatti, stata prontamente onorata il 4 gennaio 2002, con regolare versamento effettuato presso la filiale di Molfetta (v. ricevuta di pagamento, doc. n. 2 della produzione di parte attrice).

Ora, i coniugi P. – T., nel febbraio 2002, richiedevano alla società Bipielle Ducato s.p.a. di Trani un piccolo finanziamento per l’acquisto di un computer, e, in quell’occasione, apprendevano che essi erano segnalati presso la banca dati della CRIF s.p.a. per il mancato pagamento di sei rate mensili, dell’importo di lire 672,00 ciascuna, del mutuo la loro contratto con la Banca Intesa s.p.a. – già Banca commerciale – di Molfetta nel 1994.

Ora, la CRIF s.p.a. è un gestore privato di dati, utilizzato dagli istituti bancari per conoscere la solvibilità dei soggetti che richiedono di accedere al credito. Trattasi di una società privata che ha finalità sostanzialmente analoghe a quella della Centrale Rischi presso la Banca d’Italia, e cioè quella di fornire un canale informativo agli istituti di credito circa l’affidabilità creditizia dei clienti delle banche.

Orbene, nel caso di specie, non è contestato il fatto che la Banca Intesa s.p.a. abbia effettuato la segnalazione in oggetto, che peraltro è confermata dalla ampia documentazione versata in atti (v. in particolare, raccomandata a/r della CRIF s.p.a. in data 28 marzo 2002, doc. n. 7 della produzione di parte attrice).

La segnalazione operata è assolutamente erronea sotto tre ordini di profili: 1) è stato segnalato un mancato pagamento in realtà inesistente, in quanto il pagamento della rata in scadenza il 31 dicembre 2001 è avvenuto entro cinque giorni dalla scadenza, possibilità riconosciuta al mutuatario, in quanto in tale caso non vi è aggravio di costi e maturazione di interessi di mora; 2) non risultano altri ritardi nel pagamento delle rate precedenti, mentre quelle successive non erano ancora maturate, trattandosi di rate semestrali; 3) l’importo della rata non era di euro 672,00.

L’erroneità di tale segnalazione è stata sostanzialmente confermata anche dalla Banca Intesa s.p.a., la quale, dopo un carteggio epistolare, con missiva del 30 ottobre 2002 ha comunicato che aveva chiesto alla filiale di Molfetta di richiedere alla CRIF di “pulire il profilo insolvenze” del contratto di finanziamento in oggetto.

In definitiva, quindi, è pacifico l’errore in cui è incorsa la Banca Intesa s.p.a. nel segnalare alla CRIF un mancato pagamento di rata in realtà inesistente.

Trattasi di un fatto illecito ascrivibile alla colpa dei funzionari della Banca Intesa, i quali hanno operato una segnalazione di mancato pagamento in assenza dei presupposti, e per lo più erronea nei suoi dati essenziali.

Tale comportamento integra un fatto illecito produttivo di danno, sotto il profilo del diritto all’immagine ad alla propria onorabilità, diritto che si fonda su interesse di rilievo costituzionale (art. 2 e 3 Cost.).

Agli attori spetta quindi il risarcimento del danno non patrimoniale, ai sensi dell’art. 2059 c.c.

Ed invero, è noto che la giurisprudenza più recente ha fornito una interpretazione costituzionalmente orientata della norma in esame, riconoscendo il risarcimento del danno non patrimoniale nei casi previsti dalla legge, tra i quali rientrano anche le violazioni di interessi di rango costituzionale, dal momento che la legge fondamentale riconosce dei diritti inviolabili di natura personale, il che ne esige necessariamente la tutela risarcitoria, in modo da configurare un caso di risarcimento di danno non patrimoniale prevista dalla legge al massimo livello (Cass. 31 maggio 2003, n. 8827; Cass., sez. un., 11 novembre 2008, n. 26972).

Nel caso di specie, non vi è dubbio che il comportamento della Banca convenuta abbia leso un interesse degli attori di rilievo costituzionale, qual è indubbiamente il diritto alla propria onorabilità e reputazione, anche sotto il profilo commerciale (art. 2 e 3 Cost.).

L’essere stati ingiustamente segnalati presso una Centrale Rischi Interbancaria, sia pure di natura privata, ha rappresentato senza dubbio una lesione dell’onorabilità degli attori, i quali sono stimati professionisti che avevano sempre onorato i loro debiti, così come risultante dalla stessa comunicazione della CRIF s.p.a. in data 28 marzo 2002, in cui è indicato, per gli altri debiti, “nessuna segnalazione”.

Si è verificata, quindi, nella specie, una lesione di un interesse non patrimoniale di rilievo costituzionale, che deve essere risarcita.

Il danno non patrimoniale in questione, in assenza di parametri specifici, deve essere liquidato in via equitativa, e, a tal proposito, appare equo liquidare detta voce di danno ai valori attuali in euro 5.000,00 per ciascuno degli attori.

Non vi è prova, invece, di danni di natura patrimoniale.

La Banca Intesa s.p.a., quindi, deve essere condannata a pagare agli attori la somma di Euro 5.000,00 ciascuno, oltre interessi legali dalla pubblicazione della presente sentenza al soddisfo.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza della Banca Intesa s.p.a., secondo la liquidazione di cui al dispositivo.

PQM

Il Tribunale, in composizione monocratica nella persona del Giudice dott. Valentino Lenoci, definitivamente pronunciando nella causa civile n. 3390/2003 R.G. sulla domanda proposta da P. L. e T. C. A. nei confronti della Banca Intesa s.p.a., così provvede:

1) condanna la Banca Intesa s.p.a. al pagamento, in favore di P.L. e di T. C. A., della somma di euro 5.000,00 ciascuno, oltre interessi legali dalla pubblicazione della presente sentenza al soddisfo, a titolo di risarcimento dei danni non patrimoniali derivanti dalla illegittima segnalazione degli stessi P. L. e T. C. A. presso la banca dati per la tutela del credito gestita dalla CRIF s.p.a.;

2) condanna la Banca Intesa s.p.a. alla rifusione, in favore di P. Francesco e T. C. A., delle spese del presente giudizio, che si liquidano in complessivi euro 3.198,00, di cui euro 430,00 per esborsi, euro 968,00 per diritti ed euro 1.800,00 per onorari, oltre rimborso spese generali, C.A.P. ed I.V.A.

Bari, 13 giugno 2011.

Giudice Valentino Lenoci

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