La cancellazione in centrale rischi va chiesta all’intermediario

Tribunale Roma sez. I del 13 ottobre 2011 n. 2012

La richiesta di cancellazione del proprio nominativo dalla centrale rischi della Banca d’Italia, non può trovare accoglimento svolgendo la Banca d’Italia il mero ruolo di custode dei dati segnalati dagli intermediari, e conseguentemente,  restando del tutto estranea alla gestione dell’archivio in quanto non avente alcun potere in merito alle segnalazioni ricevute.

In caso di illegittima segnalazione dei dati occorre piuttosto agire nei confronti dell’intermediario privato autore della segnalazione .

Sentenza integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA

SEZ. I

in persona del giudice unico dott.ssa Eugenia Serrao, ha emesso la

seguente

SENTENZA

nel giudizio ex art. 152 D.L.vo 196/2003, iscritto sotto il n.

54906/2010 R.G. promosso con ricorso da I. […],

elettivamente domiciliata in Roma, via dei G., presso lo studio

dell’Avv. Leonardo Brasca, rappresentata e difesa dall’Avv. Raffaele

Pannone, che la rappresenta e difende per mandato a margine del

ricorso;

RICORRENTE

contro

Banca d’Italia, elettivamente domiciliata in Roma, via N., presso lo

studio degli Avv.ti Adriana Pavesi e Carmine De Vito dell’Avvocatura

della Banca stessa, che la rappresentano e difendono per mandato

conferito per procura notarile a rogito notaio Paolo Castellini

rep….omissi…;

RESISTENTE

OGGETTO: domanda ai sensi dell’art. 152 del D.L.vo n. 196/2003

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 24 settembre 2010 la Imago Media s.r.l. ha proposto domanda ai sensi dell’art. 152 del D.L.vo n. 196/2003 nei confronti della Banca d’Italia, chiedendo che sia ordinata alla resistente l’immediata cancellazione del nominativo delta società ricorrente dalla Centrale dei Rischi gestita dalla Banca d’Italia, ovvero che siano prescritte le diverse misure necessarie a tutela della parte interessata.

La società ricorrente ha esposto: che, in data 19 maggio 2006, è venuta a conoscenza del fatto che il proprio nominativo era stato iscritto a sofferenza nel circuito bancario del sistema creditizio ad opera di ING Lease Renting s.p.a.; che tale iscrizione si risolve in una indebita e ingiusta pressione al pagamento forzoso, non sussistendo alcuna sofferenza in capo alla ricorrente in quanto il credito vantato da ING Lease Renting s.p.a. è seriamente contestato e ritenuto fondatamente inesistente; che, in mancanza di operazione finanziaria, non poteva essere iscritta alcuna sofferenza, in quanto il contratto stipulato dalla Imago Media s.r.l. è un contratto di locazione operativa che non rientra tra le tipologie di richieste/rapporti di credito registrati nel SIC; che l’inserimento della posizione dell’istante nella categoria dei crediti in sofferenza è illegittima e comporta una lesione di notevole gravità in quanto esclude il segnalato dal credito bancario o comunque comporta la difficoltà se non l’impossibilità di accedervi.

Si è costituita in giudizio la Banca d’Italia, contestando la fondatezza della domanda e deducendo: che il ricorso è privo di fondamento in quanto la segnalazione che si asserisce illegittima è stata compiuta da ING Lease Renting s.p.a., che è altresì responsabile della veridicità ed esattezza del contenuto della medesima; che la Banca d’Italia si è efficacemente attivata, richiedendo all’intermediario segnalante di effettuare le necessarie verifiche volte ad accertare la correttezza della segnalazione operata; che la Centrale dei Rischi è una banca dati con la finalità pubblica di preservare il sistema creditizio nazionale dai rischi derivanti dal ricorso di uno stesso soggetto ad affidamenti multipli presso più intermediari, consentendo a questi ultimi una più completa valutazione sulla capacità di rientro dei soggetti affidati; che la Banca d’Italia ha il ruolo di custode dei dati segnalati dagli intermediari ed è del tutto estranea all’alimentazione dell’archivio, non avendo alcun potere di valutare il merito delle segnalazioni ricevute; che la Banca d’Italia non esercita alcuna potestà istruttoria né alcuna valutazione discrezionale; che l’interessato che lamenti l’illegittima segnalazione dei propri dati deve esercitare i propri diritti nei confronti dell’intermediario privato autore della segnalazione.

All’udienza del 13 ottobre 2011, presenti tutte le parti, la causa è stata discussa e decisa mediante lettura del dispositivo e della seguente motivazione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il giudicante ritiene che la domanda proposta da Imago Media s.r.l. sia infondata.

Tanto per le ragioni che, sinteticamente, si espongono di seguito.

Premesso che in questo giudizio non si può analizzare l’eventuale responsabilità dell’intermediario, che forma oggetto di altro giudizio promosso dinanzi al tribunale territorialmente competente, deve osservarsi che il servizio di centralizzazione dei rischi creditizi gestito dalla Banca d’Italia è disciplinato dalla delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio del 29 marzo 1994 (G.U. 20 aprile 1994, n. 91) e dalle istruzioni emanate dalla Banca d’Italia in conformità della stessa, trasfuse nella Circolare n. 139 dell’11.2.1991 e successivi aggiornamenti. La Delibera del CICR è stata assunta ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 53, comma 1, lett. b), art. 67, comma 1, lett. b), e art. 107, comma 2, (Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) i quali conferiscono al CICR il potere di emanare disposizioni aventi a oggetto il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni nei confronti, rispettivamente, delle banche, delle società finanziarie appartenenti a gruppi creditizi e degli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale ex art. 107 T.U. cit. In tale sistema, definito per quanto concerne la corretta registrazione dei dati e la responsabilità degli intermediari dalla Circolare n. 139 dell’11.2.1991, la Banca d’Italia riveste la posizione di mero gestore dell’archivio costituito dalla Centrale dei Rischi, in quanto tale privo di poteri di valutazione e di verifica della correttezza e veridicità delle segnalazioni alla medesima Centrale Rischi effettuate da intermediari finanziari e bancari.

Secondo un orientamento interpretativo della giurisprudenza di merito e di questa stessa Sezione, che qui si condivide, non è funzionale ai compiti di vigilanza della Banca d’Italia il potere di sindacare il merito delle segnalazioni compiute dagli intermediari. La Banca d’Italia è, pertanto, responsabile dei soli danni che possano derivare a terzi dalle operazioni di trattamento dei dati, intesi come gestione dell’archivio.

Si è, in particolare, ritenuto sul punto che gli intermediari, ossia le banche tenute ad effettuare la segnalazione, siano in via esclusiva responsabili della correttezza delle segnalazioni inviate alla Centrale Rischi. L’istituto di credito può, infatti, commettere errori nella segnalazione alla Centrale Rischi della posizione debitoria del proprio cliente, comunicando, ad esempio, un affidamento del cliente per credito superiore a quello effettivamente concesso, o ancora segnalando un affidamento inesistente, o inserendo il credito in una categoria diversa da quella nella quale questo andrebbe inquadrato, o ancora infine segnalando un credito in sofferenza pur sussistendo la piena capacità dell’accreditato di soddisfare gli obblighi assunti con il contratto di credito.

Agli intermediari deve, quindi, essere inviata ogni eventuale contestazione o richiesta di correzione e gli stessi sono tenuti a cancellare o correggere gli errori. Ai medesimi soggetti è riservato un autonomo potere decisionale in ordine alla segnalazione ed alla trasmissione alla Centrale di dati personali concernenti il proprio cliente. L’obbligo di segnalazione alla Centrale Rischi postula infatti un giudizio discrezionale da parte dell’Istituto, che deve saper valutare – quanto alle segnalazioni dei crediti “a sofferenza” – se il soggetto si trovi in uno stato di difficoltà economica, di sufficiente gravità e non transitorio.

La Banca d’Italia, presso cui è istituita la suddetta Centrale, ha il diverso ruolo di custode d dati segnalati dagli intermediari e di gestore di quella infrastruttura che consente agli stessi intermediari la consultazione dei dati. La stessa, dunque, non valuta il merito della segnalazione, ma deve limitarsi a registrare ed aggregare con riferimento al medesimo soggetto segnalato tutti i dati inviati a suo nome.

Tale impostazione non è contraddetta dalla pronuncia della Cassazione, n. 7958/2009, richiamata dalla parte ricorrente, da cui emerge che la Banca d’Italia non può, a sua volta, sottrarsi alla disciplina in tema di responsabilità nel trattamento di dati per una condotta che sia alla stessa imputabile come nel caso in cui “per errore di uno degli incaricati (definiti come le persone fisiche autorizzate a compiere operazioni di trattamento dal titolare o dal responsabile), la segnalazione” possa “essere recepita e trattata in modo non corretto”.

La responsabilità della Banca d’Italia può, dunque, ritenersi configurabile qualora un errore nel trattamento dei dati sia riferibile a quella “quota di trattamento” di sua pertinenza, in quanto soggetto che gestisce l’archivio della Centrale Rischi in cui vengono memorizzate le informazioni trasmesse dagli intermediari: quota comprendente l’aggregazione dei dati in capo ad uno stesso soggetto e la gestione del sistema informativo; qualora cioè sussista un errore nel trattamento dei dati da parte di soggetti addetti alla Centrale Rischi.

La stessa non ha, però, alcun potere di valutazione della correttezza della segnalazione, la cui cancellazione, nel caso in cui sia stata effettuata al di fuori dei limiti consentiti, può essere disposta solo su richiesta della banca segnalante (cfr. sentenze del Tribunale di Roma, I Sez. civile, n. 1578 in data 22.1.2010 e n. 1005 in data 10.2.2011); salvo il potere di impartire all’intermediario segnalante disposizioni in ordine alla rettifica o riclassificazione delle posizioni riguardanti i soggetti segnalati, nell’ambito di un controllo esclusivamente formale.

Nei caso concreto, la parte ricorrente ha dedotto, a fondamento della domanda, la responsabilità della Banca d’Italia per l’iscrizione in Centrale dei Rischi di un presunto inadempimento contrattuale non finanziario, attribuendo alla parte qui convenuta un comportamento che è evidentemente estraneo alla sua funzione di gestore dei dati.

Con specifico riferimento alla domanda della ricorrente di ‘prescrivere in ogni caso le diverse misure necessarie a tutela dell’interessato’, dai documenti depositati dalla parte resistente si evince che la Banca d’Italia, ricevuto in data 8 settembre 2009 un atto di intimazione stragiudiziale dallo studio legale che difende la società ricorrente, ha inviato il 2 ottobre 2009 una richiesta a ING Lease Renting s.p.a. affinché fornisse una sollecita e adeguata risposta all’esponente, da inviare alla stessa banca per le valutazioni di competenza; in data 27 gennaio 2010 la ING Lease Renting s.p.a. ha risposto confermando la fondatezza del proprio operato; con missiva datata 9 febbraio 2010 la Banca d’Italia ha rimarcato la responsabilità diretta dell’intermediario con riguardo all’esattezza delle segnalazioni e delle iscrizioni dei crediti a sofferenza presso la Centrale dei Rischi, rinnovando l’invito alla ING Lease Renting s.p.a. a fornire pronta risposta alla società iscritta a sofferenza; a seguito dell’ulteriore risposta della ING Lease Renting s.p.a., con missiva datata 1 aprile 2010, la Banca d’Italia, evidenziando che lo studio legale incaricato dalla società ricorrente lamentava l’impropria segnalazione alla Centrale dei Rischi, in ragione del fatto che il contratto intercorso tra le parti fosse una locazione operativa e non una locazione finanziaria, ha sollecitato la ING Lease Renting s.p.a. a fornire risposte più circostanziate; a tale sollecito la ING Lease Renting s.p.a. ha risposto in data 20 luglio 2010, evidenziando che il contratto intercorso con Imago Media s.r.l. rispetta le condizioni indicate al capitolo 111, paragrafo 3.2 della Circolare 6 agosto 1996 n. 216; a tale missiva la Banca d’Italia ha risposto, in data 11 gennaio 2011, invitando l’intermediario la verificare la correttezza della segnalazione alla luce della normativa vigente, indicata nella diversa circolare n. 139 dell’11 febbraio 1991.

I documenti sopra elencati evidenziano che la Banca d’Italia si è ripetutamente attivata per esercitare la funzione dì controllo formale nei confronti dell’operato dell’intermediario, inviando diverse sollecitazioni affinché quest’ultimo verificasse la correttezza dell’iscrizione. Anche sotto tale profilo, non sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda.

Le spese dei giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

II Giudice Unico,

applicato l’art. 152, comma 6, DPR 196/2003;

così provvede:

definitivamente pronunciando, rigetta la domanda;

condanna la Imago Media s.r.l., in persona del legale rappresentante, al pagamento, in favore della Banca d’Italia delle spese di giudizio, che liquida in complessivi euro 1.485,00, di cui euro 945,00 per onorari, oltre IVA, CPA e spese generali come per legge.

Roma, 13 ottobre 2011

feedback
I Feedback dei nostri clienti